Separatore
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Caro Francesco, eccomi qui a scriverti. Scusa se non l'ho fatto prima ma, come ti ho già detto al telefono, ho avuto giornate molto piene di impegni. E qual è la giornata che non lo è? Appunto per questo ho iniziato questo scritto.... altrimenti se aspetti l'attimo buono va a finire che fai fatica a trovarlo. Mi fa molto piacere scriverti per due motivi. Primo: è bello leggere le tue missive e mi piace risponderti, secondo: mi è sempre piaciuto scrivere. Da ragazza scrivevo poesie che purtroppo non ho tenuto (e questo mi dispiace). Da grande ho avuto modo di scrivere molto per un episodio che mi è successo e che ti racconterò in seguito. Nella mia vita ho sempre avuto un sogno, mi piacerebbe trascorrere la mia vecchiaia in una casa vicino ad un fiume o ad un lago oppure vicino al mare(dovrebbe essere! comunque dell'acqua; mi piace il_suo movimento, il suo rumore, amo i suoi colori anche quando sono scuri e tempestosi), avere una barchetta di legno a remi e aver il tempo per scrivere un libro. Il paesaggio che ti ho descritto favorirebbe la mia fantasia e penso che ne uscirebbe un bei lavoro. Sarebbe sicuramente un buon lavoro almeno per me! Questo è il sogno della mia vita, chissà se riuscirò portarlo a termine. Mi piacerebbe immensamente. I tré articoli che mi hai spedito mi sono piaciuti parecchio e risponderò ora a quello inerente il pianto. Mi ha molto incuriosita e mi è piaciuto assai. L'inizio del tuo articolo parla del pianto come di un momento di abbandono, come ad una debolezza. Ed è così che io ho reagito quando è morto mio marito. Non volevo piangere per me e nemmeno per i miei figli. Non trovavo giusto che loro vivessero accanto ad una mamma che "piange". Vedevo proprio questo atto come un a debolezza, una cosa che non mi potevo permettere, e ho lottato per sentirmi comunque bene e nel trovare quella forza inferiore per poter andare avanti qualunque fosse il problema da risolvere. Mi sembrava che "piangere" non mi permettesse di vedere con l'esatta luce i problemi che effettivamente erano da risolvere. E così ho continuato per anni ad essere la donna forte che lotta e deve lottare, che ama e deve amare, che reagisce e che deve reagisce, che a volte non è felice ma deve fìngere di esserlo. Forse questo era il peso di essere madre e padre nello stesso tempo, forse era una maschera che mi ero imposta di mettere. Per me, per la mia vita, per i miei figli. E, non tè lo nascondo, per la gente che è sempre curiosa di scrutarti e di trovare qualcosa che non va. Di quella gente che non ti ha mai teso una mano in segno di aiuto e che sembra infastidita nel vedere una giovane donna che lotta con il destino che la vita le ha riservato. Comunque non ho mai voluto dimostrare di essere qualcosa di diverso da quella che sono e penso sia questo che mi ha dato quella sicurezza e tranquillità che ora possiedo. Al telefono comunque ti ho anche detto che ultimamente mi è successo di ricordare i mesi della malattia di mio marito (ho passato un anno all'ospedale tra speranze e aspettative) e mi è successo a volte di piangere. E quando lo faccio lo faccio veramente, cioè piango tanto e mi sento meglio; mi sembra di essermi tolta un peso. Nelle tue righe leggo anche che le donne piangono molto più degli uomini e questo è vero. Nel caso mio probabilmente sono stata bloccata perché mi ero "imposta" di essere per i miei figli un po' donna e un po' uomo. A distanza di anni ho capito comunque che una persona non può ricoprire più ruoli e a volte ho l'impressione di non essere stata ne l'uno , ne l'altro. Un misto di tutti e due. Una donna per metà madre e per metà padre. Ad un certo punto della propria vita una persona tende a fare il bilancio della propria vita. Probabilmente potrebbe essere un bilancio pendente; ma questo si capisce con l'età e l'esperienza di vita. Ma trovo giusto anche pensare che una persona nella sua vita agisce pensando sempre di fare la mossa giusta e del senno di poi ne sono piene le fosse. Ah, quante cose si potrebbero cambiare se si potesse avere la possibilità di tornare sui propri passi. Invece si deve guardare avanti con le esperienze di ieri e cercare, per quanto possibile, di migliorare il domani. Questo è il mio motto.....e la mia speranza!!!! E nel domani si ripongono i sogni, le aspettative, le speranze. Ma bisogna stare attenti a non affidare troppe aspettative al domani, altrimenti, se non si potessero concretizzare si entrerebbe in uno stato depressivo e di infelicità. Allora bisogna vedere il domani come un nuovo cammino da percorrere, con le gioie e i dolori che un cammino può proporti. Secondo me non bisogna mai cercare di evitare i dolori possibili perché anche loro potrebbero portarci delle positività. A tal proposito avrò da raccontarti parecchio. Mi piacerebbe instaurare con tè un rapporto epistolare dove poter raccontarti la mia vita, con le cose belle e meno belle che ha comportato. Ma devi darmi il tuo OK, non vorrei tediarti con i miei scritti. Una cosa bella della vita per me è proprio pensare che fino a qualche tempo fa io e tè eravamo perfetti sconosciuti che vivevano la propria vita e che per una pura fatalità si sono scambiati alcune frasi ed ora hanno instaurato un rapporto. E' una cosa bella che penso, almeno per me, porterà delle positività. E' bello parlare con qualcuno, aprire il proprio cuore e confrontarsi. Anche questo fa parte di una crescita. Spero solo di non stancarti con le mie righe, anche perché quando mi metto a scrivere non sono per niente ermetica. Nelle tue righe relative al pianto una frase che mi è piaciuta molto e quella che dice che il fluire delle lacrime è un processo di scioglimento e di addolcimento come lo sciogliersi dei ghiacci di primavera. Questa frase è molto-dolce e poetica-e leggendola è come veder l'immagine di questo scioglimento, i ghiacci che si sciolgono in primavera e che allontanano i climi rigidi invernali per prepararsi alla nuova stagione, alla nuova vita. E se il pianto ha questo potere vuoi dire che è da poco che ho cominciato a sciogliere quella maschera che mi sono portata appresso per tanto, forse troppo, tempo. Chissà che anche per me non cominci una nuova vita! Io leggerò con molto piacere altri tuoi articoli e potrà essere un modo di incontro e di confronto tra di noi. Ti ringrazio di avermi scelta come interlocutrice e spero di non averti tediato con le mie righe. Ti saluto caramente e spero di sentirti e di leggerti presto. Con simpatia, mille auguri di ogni bene ed un abbraccio.
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