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La TV non e' la scatola delle meraviglie, ma neanche un mostro da demonizzare: per evitare che i bambini cadano nelle trappole della televisione e' necessario vigilare e aiutarli a diventare spettatori consapevoli.

La TV non e' né buona né cattiva, dipende dall'uso che se ne fa. Pero' per capire se l'uso che se ne fa e' buono o cattivo bisogna considerare vari aspetti:
- la qualita' dei programmi,
- i tempi di esposizione,
- l'eta' degli spettatori,
- l'impatto della pubblicita'.

Col termine "bambini" si indica una fascia d'eta' molto ampia; ma ci sono enormi differenze non solo tra chi ha 11-12 anni e chi ne ha 2 o 3, ma anche tra chi ne ha 5 e chi ne ha 8. La stessa scena di paura, per esempio, puo' essere assimilata senza problemi da un bambino di 9 anni e generare insicurezza in uno di quattro. Simulazioni e metafore che consideriamo innocue possono provocare reazioni imprevedibili nei piu' piccoli.

Oltre all'eta' ci sono i tempi. Guardare la TV per mezz'ora e' diverso dal sostare davanti allo schermo quattro ore al giorno o piu'. Ci sono studi che indicano l'esistenza di un nesso tra esposizione alla TV tra zero e sei anni e aumento, in eta' scolare, della sindrome di deficit dell'attenzione: un disturbo che comporta un calo della capacita' di concentrazione e un eccesso di impulsivita'. L'aspetto che piu' preoccupa e' il flusso veloce di immagini irreali che, giorno dopo giorno, finiscono per alterare lo sviluppo del cervello che e' molto plastico e modificabile in questa eta'. Sullo schermo tutto avviene rapidamente, a lampi brevi e improvvisi e il cervello non riesce piu' a concentrarsi quando non riceve lo stesso tipo di stimolo veloce. I tempi di attenzione in seconda e terza elementare, calano da 15-20 minuti a pochi minuti.

Ci sono poi altri effetti legati alla sovraesposizione. La TV zittisce: non consente ai bambini di inserirsi in un dialogo con persone vere, né essere ascoltati. Per questo la ricerca ha dimostrato un ritardo nello sviluppo linguistico nei bambini piu' esposti alla TV.

L'obesita' e' un altro problema rilevato che e' massima nei bambini che trascorrono quattro ore al giorno o piu' davanti alla TV. I bambini che hanno la TV nella loro stanza sono piu' esposti a problemi di peso rispetto a coloro che non ce l'hanno. I bambini che guardano molta TV sono sollecitati a mangiare dagli spot alimentari inseriti nei programmi. C'e' anche il rischio che messi precocemente davanti alla TV i bambini diventino dipendenti e sviluppino atteggiamenti passivi e indolenti, quando invece dovrebbero essere attivi e partecipi. Chi non ha l'abitudine a guardare la TV si guarda intorno, e comincia a pensare.

Non tutto e' negativo: alcuni programmi ben fatti, pensati e realizzati da chi conosce i bambini, e non intende strumentalizzarli, possono essere guardati con qualche beneficio, sia pure tenendo conto delle differenze di eta': per esempio la TV non aiuta un bimbo di due anni a sviluppare il linguaggio, ma puo' arricchire il vocabolario di uno di sette. Ma e' imprudente lasciare che i bambini guardino qualunque tipo di programma, soprattutto in assenza di un adulto. Immagini violente o paurose possono colpirli e restare impresse nella memoria dando luogo a paure o ad imitazioni di atti antisociali rappresentati sullo schermo in una cornice eccitante.

Le immagini possono, infatti, raggiungere il mondo interiore di una persona in due modi diversi: possono essere introiettate, ossia decodificate, assimilate, digerite grazie alla riflessione e all'esperienza che lo spettatore ha del mondo, oppure incluse, vale a dire assorbite così come sono, senza alcun lavoro di decodifica ; una modalita' comune nei bambini, la cui conoscenza del mondo e' limitata. Di fronte a certe scene essi vengono a trovarsi in uno stato di iperpercezione e di ipomotricita', il che significa che se poi non esprimono – parlando, giocando o disegnando – cio' che li ha eccitati, allarmati e così via, invece di introiettare (condizione attiva e trasformatrice) includono (condizione passiva e conservatrice).

Tutto quello che non puo' essere simbolizzato, ossia decodificato e integrato agli altri aspetti del mondo dello spettatore, viene incluso così com'e' . In questo modo vengono adottati in blocco modelli di comportamenti, atteggiamenti, modi di dire, sigle, spot, prodotti, personaggi e così via, il tutto acriticamente. Un film come l'esorcista, per esempio, suscita incubi duraturi nei bambini. E' impossibile per loro elaborare le immagini del film, così come le musiche incalzanti e i rumori che le accompagnano.

Non si tratta di eliminare la TV dalla vita domestica ma di regolamentarne l'uso.
Il primo accorgimento consiste nel non lasciare che diventi una necessita' di cui non si riesce a fare a meno. Tra zero e sei anni, per esempio, i bambini devono imparare a muoversi e a socializzare, e tutto questo avviene nel mondo reale, non in quello virtuale. Un bambino che frequenta la scuola materna puo' di tanto in tanto guardare un cartone animato, ma non deve essere costretto a vedere il telegiornale o i programmi per adulti. Negli anni successivi bisogna lasciare spazio al gioco e ad altre attivita'.

Monitorando per diverse settimane la rete televisiva ITALIA 1 nella fascia oraria 15,30 – 18,30 in cui c'e' una programmazione dedicata al pubblico piu' giovane, la Societa' Italiana di Pediatria ha trovato i seguenti risultati: Per ogni ora di trasmissione, circa 16 minuti (26,6 %) sono destinati alla pubblicita', e in media ci sono 47 spot ogni ora. Se un bambino guarda tutti i giorni due ore di TV in quella fascia, in un anno vede oltre 33.000 tra spot e trailer. Gli spot precedono, seguono interrompono tutti i programmi, così se si sommano gli spazi pubblicitari all'interno di ogni rete si scopre che il programma piu' lungo della TV e' la pubblicita'. E si tratta di pubblicita' deduttiva, volta ad influenzare lo spettatore attraverso tecniche di persuasione. Tutto cio' spiega perché i bambini esigano i prodotti reclamizzati in TV. E spiega anche perché si sentano infelici se non li possiedono.

LA QUESTIONE DELLA VIOLENZA – Secondo alcune stime, in media prima di aver terminato la scuola elementare un bambino vede sul piccolo schermo 8.000 omicidi e 100.000 atti di violenza. Queste stime sono piu' alte se i minori trascorrono interi pomeriggi e serate davanti alla TV senza controllo.

L'interrogativo che tutti si pongono e' se la violenza rappresentata influisca, e come, sui giovani spettatori. Catarsi o apprendimento ? Scarica degli impulsi o eccitazione ?
Anche in questo caso bisogna tener conto di piu' fattori: eta', la reattivita' individuale, le modalita' di rappresentazione. L'influenza piu' nefasta e' esercitata dagli spettacoli che si soffermano su dettagli impressionanti, che creano un clima di terrore o di impotenza. Una scena violenta o angosciante determina uno stato di prostrazione ansiosa: l'angoscia annichilisce il bambino, riduce la sua capacita' di respingere la violenza, di rassicurarsi di convincersi che cio' che vede non e' reale e non gli puo' capitare. Al contrario, le violenze di Tom & Jerry sono innocue.

Un conto e' la violenza che ha un senso nell'economia della storia e un altro e' la violenza allegra che prodotta all'ingrosso alla catena di montaggio dell'industria dello spettacolo e immessa nel filone centrale della nostra cultura, non produce dolore, ma puo' convincere un bambino che ha poca esperienza che sia un mezzo lecito da usare. Di qui a convincersi che il piu' forte ha sempre ragione il passo e' breve.

L'effetto accumulo puo' banalizzare la violenza e convincere un ragazzino che si tratta di un modo normale di affermarsi nel gruppo dei pari e di risolvere i problemi di relazione.

E non bisogna dimenticare che quanto piu' sono piccoli tanto piu' i bambini hanno difficolta' a cogliere il filo conduttore delle storie: vedono e ricordano sequenze staccate, provviste di tutta la loro carica ansiogena, non mitigata da un finale che ridimensioni i fatti. Il finale edificante e' spesso un alibi per i registi, ma non aiuta i bambini.

SFUGGIRE ALLA DIPENDENZA - Nei primi quattro anni di vita la TV e' inutile: i bambini devono imparare a muoversi nel mondo reale, non in quello virtuale. Negli anni delle elementari non bisognerebbe mai superare le due ore al giorno compresi: computer e playstation. I genitori non devono abdicare al loro ruolo, e se ritengono che un programma non sia adatto non devono esitare a vietarlo. E' anche una buona norma guardare insieme alcune trasmissioni per capire che effetto hanno su nostro figlio e per condividerne le emozioni, commentare alcuni passaggi, spiegare, tranquillizzare.

Via via che il bambino cresce gli si insegna a diventare uno spettatore cosciente e critico. Iniziera' con il distinguere la fiction dalla realta', il vero dal verosimile, e a rendersi conto dei trucchi: il sangue e' succo di pomodoro, il salto dalla finestra del grattacielo e' un salto di mezzo metro su un materasso, i mostri sono creati dal computer. Si parlera' della macchina da presa e della scenografia, delle luci e del montaggio, del ruolo delle musiche di accompagnamento e dei movimenti rallentati nel creare un clima di suspence. Si ragionera' sulla presunta spontaneita' dei reality e sulla loro qualita' e si valutera' la bonta' o meno di una trasmissione.

Anche della pubblicita' si puo' parlare ai bambini, specialmente ai piu' grandicelli. Alcuni spot sono divertenti, ma l'obiettivo e' sempre spingere all'acquisto. Allora occorre sottolineare che cio' che viene annunciato non e' sempre credibile. Per esempio facendo notare come quei biscotti che ha voluto a tutti i costi – e che la pubblicita' presenta come deliziosi – in realta' non gli piacciono. E' un metodo efficace: anche i bambini. Come gli adulti, non amano essere manipolati.

TRAPPOLE DA EVITARE
- Lasciargli guardare la TV prima di andare a scuola. Lo schermo crea una tensione emotiva, che rende il bambino poco recettivo all'apprendimento scolastico.
- Tenere la TV accesa come rumore di fondo. Le immagini e i suoni che provengono dallo schermo catturano l'attenzione ed e' difficile concentrarsi in altre attivita'. Meglio accendere la TV soltanto quando c'e' qualcosa di interessante da guardare. E' anche un modo per insegnare ai bambini di scegliere consapevolmente invece di abbandonarsi al flusso televisivo.
- Installare piu' apparecchi in casa, in particolare nei luoghi a rischio. La TV dove si pranza monopolizza l'attenzione e non consente di parlare, di ascoltare, di raccontare. No anche alla TV nella stanza del bambino: bisogna evitare che si trovi da solo davanti a immagini che lo turbano e di cui non puo' parlare con nessuno. Ne possono derivare ansie e incubi. La soluzione migliore e' una TV in una stanza comune.
- Consentire alla baby-sitter di guardare la TV quando e' con vostro figlio. Spiegate che non volete che il piccolo guardi la TV in vostra assenza e suggeritele idee alternative: disegnare, fare collage, puzzle, giochi di societa', cucinare una torta, leggere…
- Consentire l'accesso a qualsiasi programma. Siete voi che decidete che cosa puo' vedere vostro figlio e che stabilite i limiti di tempo.
- Lasciarlo troppo a lungo e da solo davanti alla TV. Per contrastare la teledipendenza si possono stabilire dei giorni liberi dalla TV.

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