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Nell’infanzia e durante lo sviluppo , non è tanto la presenza FISICA dei genitori ad ingenerare SICUREZZA, ma sono importanti gli ATTEGGIAMENTI dei genitori, i loro MESSAGGI verbali e non verbali e la elaborazione di questi messaggi da parte del figlio nel momento in cui l’AIUTO viene proposto. Lo sviluppo di una organizzazione di tipo FOBICO è un esempio di come una MODALITA’ ADATTIVA (la paura) possa invece costituire fonte di una graduale RECIPROCITA’ di ATTACCAMENTO ANSIOSO e IPERPROTETTIVO. Il rapporto che si crea con i genitori è tale che le naturali PAURE INFANTILI, anziché essere utilizzate per modulare una VICINANZA PROTETTIVA che consente di integrare gli SCHEMI EMOTIVI, continuano a costituire una eccessiva e prolungata RICHIESTA di AIUTO e di PROTEZIONE, bloccando le ATTIVITA’ ESPLORATORIE e lo sviluppo della SICUREZZA di SE’. Il genitore IPERPROTETTIVO e IPERCONTROLLANTE invece di accompagnare il figlio piccolo o di stargli vicino nei LUOGHI TEMUTI, ne favorisce l’EVITAMENTO o comunica ANSIA attraverso manifestazioni e reazioni neurovegetative che il bambino PERCEPISCE, RECEPISCE e TRATTIENE. E’ stato provato che le PAURE diminuiscono quando il bambino è in compagnia di un adulto o comunque non da SOLO. Quando il bambino ha paura chiede protezione. La disponibilità dei genitori e la loro prontezza nel reagire costituiscono per il bambino, le CONDIZIONI per sentirsi SICURO e una base da cui egli parte per ESPLORARE. Quando ciò non si verifica, il bambino continua a privilegiare schemi emotivi di paura e attenzione selettiva incentrata sui PERICOLI e sulla ricerca di figure PROTETTIVE. L’ESPLORAZIONE è bloccata sia dalla mancata attenzione da parte della figura di accadimento che da atteggiamenti preoccupati o ansiosi della stessa. Le madri ansiose, al momento del distacco, presentano gravi difficoltà perché loro stesse hanno problemi di separazione e tengono il bambino a CONTATTO FISICO per periodi molto lunghi, RITARDANDONE il comportamento ESPLORATORIO.

FANCIULLEZZA
Durante la fanciullezza, l’atteggiamento iperprotettivo della madre o dei familiari non si esprime più, come nel periodo precedente, mediante DIVIETI o PROIBIZIONI, interventi diretti: “non fare “, “non voglio che tu vada”, ma si adeguano all’età, per evitare la reazione di opposizione e distacco. Allora si sottolineano i PERICOLI del mondo, la MALAFEDE della gente, degli SCONOSCIUTI, la DEBOLEZZA UMANA alle malattie e altre INSIDIE AMBIENTALI. Per tutto questo, il ragazzo ritrova tranquillità e sicurezza solo con la vicinanza di persone, situazioni e oggetti ben CONOSCIUTI. La madre, per tenerlo vicino a sé, è pronta a cogliere ogni SEGNO di debolezza fisica del figlio e a sottoporlo a continui CONTROLLI MEDICI e lunghi periodi di ALLETTAMENTO e CONVALESCENZA. Il POTENZIALE PAZIENTE FOBICO sviluppa così, fin dalla fanciullezza, una notevole capacità di CONTROLLO delle proprie MANIFESTAZIONI INTERIORI con un triplice scopo:
  - Evitare sensazioni nuove o improvvise che, per la difficoltà e la mancata assistenza nel riconoscerle, vengono ritenute SGRADEVOLI e ALLARMANTI.
  - Evitare di farsi vedere DEBOLE dagli altri che potrebbero APPROFITTARNE.
  - Evitare di fare SCOPRIRE ai genitori, eventuali debolezze ed essere poi bloccati nelle residue possibilità di GIOCO e di ESPLORAZIONE.
Si comincia a strutturare un’IMMAGINE di SE’ VULNERABILE, più debole FISICAMENTE, più bisognosa di CURA rispetto agli altri coetanei. Si può notare che il fanciullo con ABILITA’ entra in relazione con persone più grandi e sceglie di MANIPOLARE la situazione con ESPRESSIONI SEDUTTIVE, CURIOSITA’, DOMANDE sulla situazione, facilità di contatto tattile sia con gli oggetti che con le persone presenti. Con gli altri COETANEI si manifesta di frequente con una LEADERSHIP AGGRESSIVA e PREPOTENTE, tendente a CONTROLLARE la situazione. Quando il CONTROLLO non è possibile, si risolve con l’EVITAMENTO: FOBIE SCOLARI che si manifestano quando dall’incontro con un’insegnante che conferma la sua AUTORITA’, il fanciullo non riesce a MANIPOLARE, mentre a casa, con i genitori e nel GIOCO con i coetanei, è ABITUATO a PREVALERE tenendo sempre gli altri SOTTO di SE’.

SEGNI DI SCOMPENSO

  - FOBIA SCOLASTICA
  - ENURESI come comportamento RESIDUO per ristabilire la RECIPROCITA’ di contatto con la figura di accadimento.
  - PAVOR NOCTURNUS come manifestazione di ECCESSIVO AUTOCONTROLLO al momento di lasciarsi andare prima del sonno.
  - ASMA PSICOGENA presente in situazioni di tipo COSTRITTIVO.


ADOLESCENZA

Nell’adolescenza il controllo dei PERICOLI, prima demandato ai genitori, diventa gradualmente una prerogativa personale e contemporaneamente la presenza di FIGURE PROTETTIVE viene VISSUTA COME INVADENTE da una parte e CONVENIENTE per certi versi. Le modalità di controllo degli EVENTI INTERNI e di quelli ESTERNI richiede un’accurata e attenta SELEZIONE poiché le situazioni o le persone sconosciute sono sempre MOTIVO di PERICOLI. Si comincia, nell’adolescenza, a privilegiare un proprio SPAZIO con un raggio di azione LIMITATO e ABITUDINARIO in cui si riesce ad essere BRILLANTI, LEADER di SUCCESSO e sentirsi al SICURO dall’avere la situazione SOTTO CONTROLLO. Si organizzano uscite in gruppo, feste, discoteca sempre con i propri coetanei ben conosciuti e in settori noti. Si evita con cura di lasciare agli altri l’iniziativa che potrebbe portare a POSTI NUOVI e PERSONE NUOVE comunque non CONTROLLABILI. I luoghi e le persone sicure sono APPROVATI in genere dalla FAMIGLIA. POCHI AMICI ma SELEZIONATI. A figli sono concesse ribellioni verbali, con solenni riappacificazioni. Altre modalità di trattenere il figlio sono: MANIFESTAZIONI di MALORE della MADRE nei momenti di previsto allontanamento o evasione dal campo di controllo, o al ritorno a casa dopo uscite troppo prolungate. Le situazioni che possono facilitare l’AUTONOMIA sono sempre presentate dai familiari come PERICOLOSE.
L’adolescente oscilla tra le SENSAZIONI di ribellione (in lui) provate per l’IPERPROTETTIVITA’ dei genitori e il TIMORE che l’AUTONOMIA lo esponga ai PERICOLI che ritiene essere la principale componente della REALTA’. Le sensazioni di ANSIA che prova in questi momenti finiscono per diventare una conferma delle proprie DEBOLEZZE FISICHE o PSICHICHE.
Il FOBICO, fin dalla fanciullezza, sviluppa il CONTROLLO dei propri stati INTERNI insieme al controllo dei PERICOLI ESTERNI, ciò gli consente:
- Una maggiore ATTENZIONE, in quanto non si lascia ANDARE EMOTIVAMENTE rischiando di perdere il CONTROLLO.
- Un maggiore potere di RELAZIONE, in quanto si nascondono agli altri le proprie PRESUNTE DEBOLEZZE e le proprie INTENZIONI più INTIME.
- Una maggiore LIBERTA’ di AZIONE, in quanto non si è SCOPERTI dai propri familiari IPERCONTROLLANTI.
In realtà l’esigenza di CONTROLLARE e di ANTICIPARE le situazioni non dà il tempo di SOFFERMARCISI per esaminarle e conoscerle in profondità. Pertanto il controllo delle proprie EMOZIONI e delle loro MANIFESTAZIONI, non consente di RICONOSCERLE, ESPRIMERLE e ACCETTARLE qualora si presentino con frequenza e intensità NON CONTROLLABILI TOTALMENTE. Quindi la necessità di CONTROLLARE al più presto possibile un fenomeno con lo scopo di SOPPRIMERLO o di modificarne il corso è INCOMPATIBILE con la possibilità di ESPLORARE attentamente quel fenomeno. L’AUTOCONTROLLO se è primario rispetto all’AUTOSSERVAZIONE, impedisce la CONOSCENZA di SE’. In definitiva il FOBICO ha difficoltà all’INTROSPEZIONE: non si sofferma sui propri sistemi di rappresentazione della realtà perché deve SUBITO MANIPOLARE. Cioè non è in grado di fare ACCURATE CONNESSIONI tra le proprie SENSAZIONI e gli eventi a cui possono essere COLLEGATE. La propensione a PREVEDERE e ANTICIPARE gli eventi va a discapito del soffermarsi a PENSARE e quella di CONTROLLARE le EMOZIONI va a discapito del RICONOSCERLE e ACCETTARLE. La necessità di AUTOCONTROLLO provoca TIMORE al momento stesso di provare SENSAZIONI o EMOZIONI e impedisce di RICONOSCERE i propri SATI INTERNI. Questo è facilitato dalla definizione di MALESSERE FISICO o PSICHICO fornito continuamente dai GENITORI alle NATURALI MANIFESTAZIONI EMOTIVE dell’adolescente. Così si sviluppa una TENDENZA ad EVITARE i COLLEGAMENTI tra ciò che si PROVA INTERNAMENTE, ciò che si PENSA, e ciò che ACCADE.

IDENTITA’ PERSONALE

L’ATTEGGIAMENTO verso se stesso del fobico è positivo, vincente e di successo perché la prolungata vicinanza e le cure dei genitori durante lo sviluppo hanno consentito schemi emotivi positivi, di protezione e amabilità personale, ma solo in caso che si abbiano SOTTO CONTROLLO le situazioni e le persone sicure e fidate che sono la sua base, perché lo accettano, lo conoscono e lo possono assistere in caso di necessità. Contemporaneamente si è sviluppato un IMPELLENTE DESIDERIO di libertà con sensazioni di insofferenza al momento di VERIFICARNE i LIMITI, dovuto a schemi taciti di tipo COSTRITTIVO, elaborati quando è stato bloccato il COMPORTAMENTO ESPLORATORIO. L’altra componente dell’immagine di sé è la SENSAZIONE INTERNA di DEBOLEZZA FISICA o MENTALE, dovuta agli schemi emotivi di ansia e paura al momento della separazione e specialmente alle attribuzioni di malattia fornite con COSTANZA dai genitori. La tensione presente nei momenti di esplorazione diventa la spiegazione di ogni evento e sensazione negativi. L’atteggiamento verso la realtà è quello di desiderarne l’esplorazione ma di temere i pericoli su cui si rivolge la sua attenzione SELETTIVA. Il fobico privilegia pochi veri punti di sicurezza che vive quasi come costrittivi dal momento che limitano quell’autonomia che si è lungamente cercata. Per prevenire i pericoli bisogna conoscere bene le situazioni che si affrontano, anticipando o evitando gli eventuali IMPREVISTI e le VARIABILI. Per fare ciò è necessario sempre un controllo sulle proprie EMOZIONI. Si può lasciare andare solo con le rarissime PERSONE FIDATE. Le EMOZIONI RICONOSCIUTE sono quelle CONTROLLABILI. L’AUTOSTIMA è mantenuta dalla presenza dell’AUTOCONTROLLO. La fiducia in se stesso è basata nell’accattivarsi persone PROTETTIVE e nell’evitare l’INVASIVITA’ e le CRITICHE di PERSONE OSTILI e COSTRITTIVE.

MANTENIMENTO

La strategia che permette di mantenere compensata questa organizzazione è quella di riuscire nel contempo: - avere la protezione totale da parte di persone sicure e - avere la libertà di evitare i doveri costrittivi a cui ci si sente continuamente sottoposti. Questo consente di esplorare situazioni nuove e di verificare la propria competitività.

SCOMPENSO

Le situazioni in cui si rischia lo scompenso sono quelle in cui si teme:
- un possibile ABBANDONO o DISTACCO da parte di PERSONE FIDATE che costituiscono o a cui sono attribuiti compiti di BASE SICURA.
- si avvertono LIMITAZIONI alla propria libertà e non si possono evitare le COSTRIZIONI Una delle situazioni che più di frequente contribuisce allo SCOMPENSO di una organizzazione di tipo fobico è la CRISI nel rapporto matrimoniale. I problemi coniugali possono stimolare FLUTTUAZIONI EMOTIVE per paura di essere ABBANDONATI e di perdere il CONTROLLO del PARTNER: sospetti di un tradimento o se si verifica una maggiore autonomia del coniuge stesso, attraverso un nuovo lavoro o in caso di conoscenza di ambienti e persone NUOVE. Le SENSAZIONI di COSTRIZIONE sono la conseguenza delle LIMITAZIONI alla LIBERTA’ PERSONALE che può provocare la nascita o l’attesa di un figlio o l’instaurarsi di un legame matrimoniale, difficile da accettare ma da cui non ci si può TIRARE INDIETRO. Un altro frequente motivo di SCOMPENSO FOBICO è costituito da DESIDERI CONFUSI e IMMAGINI VAGHE di separazione del coniuge che sono difficili mettere a fuoco. Si oscilla così tra VISSUTI COSTRITTIVI, quando ci si rappresenta il rapporto come DOVERE e VISSUTI di SOLITUDINE quando si accenna a pensieri di SEPARAZIONE, temuta perché ci si sente persi e senza punti di appoggio. Ai VISSUTI COSTRITTIVI corrispondono sintomi di ansia, con sensazione di mancanza di respiro e oppressione toracica che provocano il timore di essere colpito da INFARTO o da COLLASSO. Da ciò deriva l’EVITAMENTO di tutte le situazioni che impediscono la libertà di tornare rapidamente alla BASE SICURA. Ai timori di abbandono corrisponde la difficoltà a MUOVERSI DA SOLO dalla propria abitazione o a rimanere a casa da SOLO sempre per paura di sentirsi MALE o IMPAZZIRE. Si cerca così l’aiuto di persone FIDATE che danno sicurezza da un lato, ma senso di COSTRIZIONE e di DIPENDENZA dall’altro, MANTENENDO IRRISOLTO il PROBLEMA. Per evitare SCOMPENSI il fobico cerca di limitare modifiche e cambiamenti nella propria nicchia ecologica. Questo consente di meglio provvedere al CONTROLLO della situazione evitando elementi sgraditi e mantenendo così le sensazioni di SICUREZZA e di FIDUCIA in se stesso.

ESEMPI

1) Lo scompenso fobico ha inizio nell’imminenza o subito dopo la perdita di una persona significativa. L’evento perdita nel caso del fobico è collegato a schemi emotivi di paura e di pericolo. In alcuni fobici il primo attacco di panico si era verificato mentre, da soli, si recavano o tornavano dall’ospedale dove era ricoverato un genitore con una malattia grave. Le sensazioni venivano attribuite alla paura di perdere il controllo o di morire di infarto.
2) Situazioni di cambiamento in cui si può verificare un aumento di autonomia della propria famiglia di origine.
3) Situazioni matrimoniali in cui si scopre di non avere dal coniuge quelle cure e quella accondiscendenza a cui si era abituati dai propri familiari IPERPROTETTIVI.
4) Inizio di una attività lavorativa in cui si deve rispondere del proprio operato a persone che hanno il potere nella relazione (cosa difficile da sopportare per il fobico che deve sempre primeggiare per controllare gli altri e non sentirsi costretto. MANIPOLAZIONE IMPEDITA – non riesce a manipolare la situazione in modo da sentirsi protetto da persone potenti nella gerarchia lavorativa).
5) Cambiamento di abitudini al momento di essere trasferiti in una nuova città. In questi casi il desiderio di esplorazione contrasta con l’aumento di controllo per il timore di incontri inaspettati e quindi pericolosi. Specialmente se ci si trasferisce da soli o con genitori apprensivi tesi a mantenere il figlio vicino.
6) Situazioni in cui si verifica il contrasto tra desiderio di autonomia ma timore di solitudine oppure tra necessità di protezione ma idiosincrasia alle costrizioni.


SEGNALI DELLO SCOMPENSO

I segnali dello scompenso sono:
1) Ansia al momento di rimanere soli o di allontanarsi da soli da un punto sicuro, con paura di essere colti da un improvviso malessere fisico o psichico o di incontrare un qualsiasi “OGGETTO FOBICO”
2) Contemporaneamente si evidenzia il problema costrittivo con l’evitamento dei luoghi dove ci si sente chiusi e in difficoltà in caso di necessità di ritorno rapido alla base sicura.
3) Oppure sono le turbolenze emotive che non si riescono a controllare, ad esprimere e ad accettare, in situazioni considerate costrittive, ad essere attribuite ad un malessere fisico o mentale. Si cerca allora protezione e vicinanza delle persone sicure per il timore di sentirsi male senza poter essere aiutati. AGORAFOBIA e CLAUSTROFOBIA sono le due faccie della stessa medaglia.
Nel fobico, durante lo sviluppo, le sensazioni di solitudine e di costrizione sono state sempre poco esplorate. L’ecosistema iperprotettivo non ha consentito di vivere, capire e risolvere situazioni e problemi derivanti dalla separazione e dal rimanere soli. Ha impedito di prendere decisioni in autonomia, considerata pericolosa per la propria debolezza personale e quindi di riconoscere e reagire adeguatamente ai limiti e alle costrizioni imposte dai genitori. Le fluttuazioni interne che si verificano in situazioni di possibili separazioni o limitazioni all’autonomia, non si riescono ad assimilare come EMOZIONI PERSONALI ma si attribuiscono il significato di malattia fisica o mentale. L’unica cosa da fare è cercare di evitare le situazioni in cui queste sensazioni sgradevoli e incontrollabili rischiano di ripetersi e comunque necessita di irrigidire il controllo su qualsiasi modificazione neurovegetativa del proprio organismo. La paura di perdere il controllo e quindi il tentativo di esercitare il controllo diretto sulle emozioni, trasformano la percezione di rilassamento in un pericolo a cui rispondere con un aumento di vigilanza - REAZIONE D’ALLARME - Il timore di lasciarsi andare aumenta l’esigenza di controllo.
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