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L’EDUCAZIONE  EMOZIONALE


 - La nostra vita è intrecciata da emozioni. Quando ci sentiamo bene dal punto di vista emotivo, il nostro comportamento è tranquillo, sereno e fluido. Quando invece ci sentiamo male, siamo sconvolti da emozioni negative, diventiamo irascibili, sospettosi e depressi.
 - La dimensione emotiva è una parte integrante della formazione umana. La scuola finora si è concentrata solo sull’aspetto cognitivo. E’ stata una scelta molto riduttiva. E’ necessario coinvolgere gli studenti anche sul piano emotivo e motivazionale.
 - La dimensione emotiva riguarda tutto il personale scolastico: docenti, dirigenti, personale ATA e studenti. Le emozioni sono importanti per tutta la vita, perché danno orientamento, gusto, forza vitale alle proprie azioni e progetti.
 - Viviamo spesso situazioni di tensione emotiva, come il sovraccarico dei compiti da svolgere, gli imprevisti, le brutte notizie, le violenze, i disastri naturali, le malattie, le perdite, i lutti, i conflitti interni e le difficoltà di andare d’accordo con gli altri. Ci sentiamo scontenti, insoddisfatti e smarriti, perché non siamo preparati emotivamente.
 - Viviamo spesso in situazioni di gruppo, delle incomprensioni, perché vi sono valori contrastanti, bisogni disuguali, tempi differenti. Come gestire questa diversità e la conflittualità che ne consegue ?
 - I mezzi di comunicazione di massa ci sommergono di notizie sovraccaricate emotivamente, che dobbiamo contenere, filtrare, pesare per non essere sopraffatti o condizionati.
 - Sul piano della salute mentale, un buon rapporto con le nostre emozioni ci può soccorrere nell’evitare le malattie emotive come le nevrosi, l’ansia, il panico, la depressione, l’ossessione.
 - Spesso le difficoltà di apprendimento dei nostri studenti derivano da blocchi emotivi e carenze motivazionali. Non studiano perché stanno male in classe, svalutano la cultura, non hanno progetti di vita da costruire a scuola.
 - La capacità di autoregolare le proprie emozioni riduce i comportamenti a rischio. Molti adolescenti spesso scivolano in situazioni pericolose, dannose, illegali, perché non sanno leggere correttamente le proprie emozioni. Non riescono a contenere l’impulsività, la bramosia di avere tutto e subito, non sono capaci di aspettare, non si impegnano a conquistarsi le cose, non sanno progettarsi una vita ricca di senso e significato.
 - Inoltre dobbiamo prepararci ad affrontare situazioni difficili, come la malattia, la sofferenza, il dolore, la perdita di persone care, gli insuccessi. Anche questi aspetti drammatici della vita devono essere ben considerati a scuola.
 - Bisogna imparare a stare bene, a prendersi cura di sé, a volersi bene. Dobbiamo offrire agli studenti strategie per costruirsi una vita migliore, affrontare le situazioni difficili, stare bene con gli altri. Dobbiamo imparare a leggere accuratamente le emozioni degli altri, metterci nei loro panni e sviluppare l’empatia, comunicare autenticamente e collaborare in gruppo, frenare i fraintendimenti, contenere i conflitti, aiutare gli altri nei momenti del bisogno e farli stare bene.

Queste considerazioni devono stimolare la scuola ad ampliare il suo panorama formativo, per non ridursi alla sola trasmissione di contenuti disciplinari. E’ necessario sviluppare le competenze relazionali e coltivare l’intelligenza emotiva per conseguire:

Relazioni interpersonali soddisfacenti – diminuzione dei pensieri autodistruttivi – diminuzione dell’aggressività, della violenza, del bullismo – diminuzione dei comportamenti antisociali – diminuzione dell’uso di droghe – diminuzione dell’ansia e della depressione – diminuzione dei disordini alimentari – miglioramento del clima di classe – aumento della cooperazione e della solidarietà in classe, creando una comunità di apprendimento – aumento dell’empatia a scuola, in famiglia e nella comunità –

- Alcuni docenti tralasciano del tutto la formazione della dimensione emotiva affermando che sarà la vita ad educare le emozioni. Secondo loro la scuola dovrebbe insegnare solo le competenze cognitive per spendersi meglio sul mercato del lavoro.
- Goleman ha dimostrato il contrario: per avere successo nella vita e nel lavoro bisogna saper comunicare, esprimere le emozioni e comprendere quelle degli altri. Conta più il quoziente di intelligenza emotiva che non le abilità cognitive o titoli accademici.
- Considerare la scuola in modo aziendale, come un ufficio di collocamento, significa ridurre il suo valore formativo. La scuola deve insegnare anche l’espressione autentica delle proprie emozioni, una generosa accoglienza dei sentimenti degli altri, per vivere bene tutte le esperienze della vita, dal lavoro all’amore. Deve sviluppare la capacità di collaborare con gli altri verso obiettivi comuni, per suddividersi la fatica e gli impegni: sostenersi, coordinarsi  ed entrare in sinergia.

Allora bisogna scegliere che cosa interessa insegnare in una scuola autenticamente formativa.

 - Mirare alla crescita e all’autorealizzazione degli studenti o facilitare solo la loro spendibilità sul mercato del lavoro ?
 - Lo sviluppo delle varie forme di intelligenza che ognuno possiede o la selezione attraverso i test standardizzati di verifica ?
 - Il successo formativo ed esistenziale dei nostri studenti o l’imposizione di cose che detestano e li demotivano ?
 - Aumentare la loro capacità di apprendimento o tarpare le loro ali, decretando se sono bravi o meno nella nostra disciplina ?
 - La loro formazione o la loro selezione ?
 - Personalizzare il percorso di studi o imporre a tutti lo stesso curriculum standardizzato ?
 - Sostenerli a studiare utilizzando al meglio le proprie risorse e talenti oppure ossessionarli ad andare bene in tutte le materie, che piacciono o no ?
 - Coltivare la loro motivazione o distruggerla con la coercizione, la competizione esasperata e il terrore degli sbarramenti selettivi ?
 - Incoraggiare la passione o la mediocrità ?

L’apprendimento si accompagna a emozioni positive e negative che possono facilitare od ostacolare la comprensione, la memoria, la rievocazione. Per molti studenti la scelta di approfondire una materia nasce da un’emozione. Anche la decisione di abbandonare o trascurare lo studio di una materia deriva da una scelta emotiva.
Allora poniamoci le domande:
Come insegniamo la nostra disciplina ? La riempiamo di entusiasmo, emozioni, significato, valore ? Oppure la avveleniamo presentandola come una lista di nozioni noiose da memorizzare meccanicamente ? Perché non differenziamo i curricoli unici e uguali per tutti, imposti senza personalizzare lo studio e il percorso formativo di ciascuno ? Perché non ampliare la presentazione didattica delle informazioni, rispettando le varie forme dell’intelligenza, facilitando con modi differenti chi ha un’intelligenza analitica, chi ha un’intelligenza sintetica, chi ha un’intelligenza pratica, chi è un creativo ? Perché non presentare le informazioni nella triplice rappresentazione: visiva, uditiva e pratico-manipolatoria ? Perché non insegnare strategie di metodo e di apprendimento per facilitare il successo formativo e la soddisfazione dopo la fatica dello studio ?  Perché non ci impegniamo di più a connettere la nostra disciplina alla vita dimostrando ai nostri studenti come essa può semplificare i problemi reali. Perché non la arricchiamo di emozioni ?

Domandiamoci ogni giorno: “ Per i miei studenti, la lezione di oggi è stata una bella esperienza emotiva ? Hanno vissuto emozioni positive durante la mia spiegazione ?  Alcuni insegnanti sono stati formati per trasmettere dei contenuti della loro disciplina e non sentono il bisogno di migliorare la qualità pedagogica e relazionale.
Domandatevi: E’ possibile imparare efficacemente con un sistema coercitivo ?  Forse si può memorizzare qualcosa e vomitarlo tale e quale lo vuole l’insegnante nel test di verifica ma non si può assimilare, rielaborare, sistemare nelle proprie mappe, personalizzare lo studio, essere creativi nel proprio percorso formativo.
Purtroppo molti docenti sono ossessionati dai contenuti da impartire e dai programmi da svolgere e spesso trascurano l’essenziale che consiste non tanto nell’insegnare ma nell’accompagnare gli studenti nel loro percorso di apprendimento.
Per far conseguire ai propri studenti il successo formativo è necessario prendersi cura del loro vissuto emotivo e avere a cuore la loro autorealizzazione. Significa entusiasmarli con la propria passione conoscitiva, incoraggiarli con la propria sensibilità, valorizzarli con la propria stima, agevolare il loro studio con esperienze di apprendimento appassionanti, significative, autentiche, sfidanti.
L’apprendimento più efficace nasce dalla cura che l’insegnante rivolge ai propri studenti, dedicandone di più a chi ha più bisogno. Riesce in questo obiettivo, se ha attenzione, considerazione e accettazione dei propri studenti, se non insegna solo la matematica, ma insegna ad amare la matematica, che è molto di più. Se non insegna solo la storia, ma ad amare la storia, che è tutt’altra cosa. Se non insegna solo la letteratura ma è capace di farla amare.
In questa dimensione formativa l’insegnante valuta in modo autentico e globale i propri studenti e non li ossessiona con i test di verifica. E’ interessato a formare tutti più che a selezionare i migliori.

La cosa peggiore per gli studenti è associare la scuola ad emozioni negative, come odio per lo studio, noia, assenza di significato, enorme distanza dalla vita reale, senso di inutilità, demotivazione, insuccesso, umiliazione, sarcasmo di alcuni insegnanti, selezione e sbarramenti determinati dai test a scelta multipla, sensazione di inadeguatezza, bassa autostima, percezione di inospitalità.  E’ impossibile imparare in queste condizioni. Bisogna creare a scuola una dimensione positiva di benessere, se desideriamo che gli studenti apprendano in modo sereno ed efficace.

LE RADICI AFFETTIVE DELLA RELAZIONE PEDAGOGICA

La pedagogia è una relazione basata sull’impegno e sul desiderio di prendersi cura della crescita e autorealizzazione dell’altro. Questa disponibilità essenzialmente affettiva suggerisce di cercare il bene dell’altro, di credere nel suo futuro, di aiutarlo a sviluppare le sue risorse e a coltivare i suoi talenti.
Il processo di apprendimento cresce all’interno di un legame affettivo, di attaccamento sicuro, basato sulla fiducia, sulla percezione che l’adulto, mente guida, è interessato a noi, si prende cura di noi se abbiamo bisogno, ci vuole bene.
Molti studenti sanno per esperienza che studiano meglio con gli insegnanti che li stimano. Si impegnano di più con docenti comprensivi ma esigenti, accoglienti ma giusti.

La relazione pedagogica è un’esperienza affettiva che aiuta a crescere in modo sano e sereno, ad avere fiducia negli altri e nella vita, a esplorare il mondo, a essere sensibili e solidali.
Aiuta a sentirsi una persona degna di valore, a pensarsi tale e a volersi bene. Costituisce la base per apprendere e imparare.
Un insegnante comprensivo incoraggia lo studente demoralizzato, stimola chi si ferma o si tira indietro di fronte alle difficoltà, coltiva la stima e la motivazione, rafforza la fiducia in se stessi, valorizza l’impegno e lo sforzo, partecipa con entusiasmo al successo formativo di ognuno.

Se uno studente sente di poter fare affidamento su un insegnante sensibile e rispettoso, si lancia nell’avventura della conoscenza e dell’apprendimento. Si permette di commettere errori, se è certo che qualcuno lo corregge con dolcezza. Se non è sicuro di questo punto di appoggio, evita le difficoltà, si ritira dalle sfide, si accuccia nella passività e rassegnazione.
Lo studente affronta meglio le difficoltà se interiorizza la figura positiva dell’insegnante che lo sostiene, lo incoraggia, lo stima. Quando uno studente apre un libro di testo e avverte il senso della propria autoefficacia e immagina la stima del suo insegnante, affronta con serenità anche gli aspetti complessi e difficile di quella disciplina.
Al contrario, se aprendo il libro percepisce un senso di malessere, di incompetenza e rappresenta nella sua mente l’immagine svalutativa dell’insegnante, le sue parole negative, le sue stroncature, la sua disistima, non può avere la forza di affrontare le sfide dell’apprendimento.

Un buon insegnante possiede le seguenti capacità emotive e relazionali:

    Si dedica alla crescita e alla formazione dello studente.
    • Sa organizzare contenuti stimolanti, pieni di sfide, sorprese e problem solving.
    • Desidera facilitare l’apprendimento, offrendo numerose strategie di metodo di studio.
    • Sa apprezzare, valorizzare e stimare.
    • Sa prendersi cura e sa incoraggiare.
    • Sa essere premuroso e sollecito nel bisogno.
    • Sa entusiasmare e suscitare curiosità.
    • Desidera far amare la materia che insegna.
    • Sa comprendere le difficoltà di ciascuno e sa dare pareri o consigli personalizzati.
    • Sa capire il messaggio della provocazione, contestazione e ribellione.
    • Sa contenere le angosce, le paure, le inquietudini, le ansie e sa tranquillizzare.
    • Sa ascoltare in modo empatico.
    • Sa comunicare in modo autentico.
    • Si coinvolge e partecipa al percorso formativo di ciascuno.
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