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Autonomizzazione: differenziazione dal genitore. Se questa non avviene non porterà alla costruzione di un sé autonomo, indipendente ed adulto. Questo compito passa attraverso il disinvestimento dalla figura genitoriale di quella onnipotenza che il bambino gli aveva dato. “ Papà può tutto, papà non si stanca mai, è sempre pronto ecc.” L’investimento di onnipotenza che il bambino fa su ogni genitore serve alla sua sicurezza e alla sua sopravvivenza.
La ricerca di autonomia, invece, passa attraverso il disinvestimento di questa onnipotenza e spesso passa attraverso la ribellione oltre che alla critica.
La ribellione può avvenire attraverso atteggiamenti di protesta esplicita “tu non capisci niente, con te non si può parlare ecc.” Purtroppo la ribellione esplicita, spesso, non viene capita dai genitori e pertanto viene contestata. Ma la tragedia si ha quando la ribellione è implicita, perché in questo caso il genitore si confonde, non lo sa, non capisce, si preoccupa e quindi diventa ancora più assillante. La ribellione implicita è una protesta silenziosa e mascherata: isolamento, depressione, chiusura, non vuole uscire con nessuno, possono verificarsi disturbi psicosomatici. Un altro fattore che rende ancora più drammatica la situazione sono gli stati dell’umore dell’adolescente che sono per antonomasia fluttuanti. Eccitazione e depressione si alternano continuamente e di conseguenza anche i comportamenti. L’adolescente passa da un bisogno di grande dipendenza, di aiuto ad un bisogno o richiesta di autonomia.
Questi atteggiamenti insieme ai comportamenti generano preoccupazioni ma anche risentimento da parte dei genitori perché sono confusi. Per esempio: il ragazzo può passare da uno stato di totale apatia, sta davanti alla TV per 10 ore al giorno, lo devi spingere per fargli fare qualcosa, a stati di esaltazione, e questo è normale, ma nessuno pensa che sia normale.
Ritardare l’adolescenza non è infantile, è adolescenziale. Più avanti si va negli anni e più sono drammatici i danni che possono aversi nella relazione. E’ augurabile che questo ritardo non avvenga.
Spesso, si verifica che il genitore cerca di evitare questa crisi al figlio, sbagliando perché è proprio superando questa crisi dell’adolescenza che si ha il passaggio all’età adulta.
Quando si verifica questo disinvestimento l’adolescente non ha più il riferimento, la base sicura, e neanche lui è base sicura di se stesso. Pertanto in questa fase si trova nudo, perché la base sicura come l’aveva da bambino, ora non l’ha più, dovrebbe essere se stesso come base sicura ma non lo è ancora: sta cercando la sua identità. Infatti la differenziazione, l’autonomizzazione porta alla costruzione della propria identità. Lui non ha ancora fatto questo lavoro.
Allora l’adolescente va alla ricerca del falso capo, che può essere un ragazzo più grande, un amico, un leader, una donna più grande: una persona che possa sostituire l’onnipotenza dei genitori. Nei casi peggiori, è l’appartenenza ad un gruppo, a delle ideologie, a forme di misticismo. In altre parole il falso capo lo si può identificare in varie figure che rappresentano una base sicura per l’adolescente nel momento in cui è più forte il bisogno di sicurezza, di aiuto, rispetto al bisogno di autonomia.
La scelta del falso capo, di questa figura come sostituto del genitore è da augurarsi che sarà deludente, perché è proprio questa ulteriore delusione che è funzionale al processo di crescita, in quanto senza di questa il ragazzo difficilmente tornerebbe a cercare il proprio sé.
Questo è il momento in cui, invece, spesso, i genitori per paura che il figlio abbia una delusione, per proteggerlo, gli dicono:” non te la fare con quello perché non è buono, quello non è così ecc.” Essi hanno pure ragione però non sanno che se il ragazzo verrà protetto e quindi non passerà attraverso queste delusioni, non si fiderà mai di se stesso. Non si rimetterà alla ricerca del proprio sé. E’ una crisi-delusione drammatica ma funzionale alla creazione della sua identità.

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